Cronache di un guatemalteco – Presentazione libro. Autore: Gianluca Blumetti

Martedì 11 dicembre • ore 19.30

INGRESSO GRATUITO
Tessera annuale nuovi soci €2

Autore/relatore GIANLUCA BLUMETTI
Moderatrice Maria Paola Canepa

Dopo Italia’s Got Talent! Dopo Youtube, il libro sulle cronache del campionato dell’As Roma!

Un campionato di calcio. Una squadra. La Roma. 30 giornate. Cosa si nasconde dietro un pallone? Cosa avviene prima della partita? I calciatori mangiano vegano? E se si, mangiano olio di palma? In questo libro le 38 giornate del campionato 2017/2018 vissute e raccontate dallo sguardo particolare, che potrebbe rivelare dei retroscena atroci, i misteri e i segreti anche del calciatore più corretto. Un libro adatto a chi ama il calcio, e a chi ama i colori giallorossi, ma anche i colori verdi e arancioni. In quest’ultimo caso ci rivolgiamo ai daltonici.

Al termine della presentazione del libro, (alle ore 21) Gianluca Blumetti si esibirà all’interno dello spettacolo “FacesComic – Il varietà comico di Rocco Ciarmoli”.
PRENOTAZIONI per il FacesComic: 334 1598407 (anche SMS)

• Biografia Gianluca Blumetti 

All’anagrafe Gianluca Blumetti. Quando sono nato i miei genitori, come usanza in Calabria, dovevano darmi il nome di mio nonno. Ma il nome Rocco ( mio nonno paterno ) era già stato dato a mio fratello (a mia sorella per fortuna hanno messo un nome da donna!) e a me restava il nome di mio nonno materno. Ma…C’è un ma! Il suo nome era Gaspare!!! E crescere Gaspare negli anni ’80 in Calabria non è il massimo: va bene Evaristo, va bene Gualtiero, va bene Elisabetta, ma Gaspare no! Per fortuna mi hanno chiamato Gianluca! Un atto di coraggio! Si capiva che sarei stato diverso dagli altri! E così man mano che sono cresciuto mi sono sentito un po’ diverso, soprattutto negli interessi: mi piaceva molto fare le imitazioni di alcuni personaggi, come Corrado Mantoni o Luciano Rispoli. Ma i miei amici hanno iniziato a considerarmi “stravagante”. Va bene, rimetto la testa a posto. Mi diplomo. Una volta diplomato si prospettavano due strade. Lavorare. Studiare. Vista la mia proverbiale e famosa attitudine al lavoro, ho deciso di andare controcorrente e mi sono iscritto all’Università! Lascio il paesello e vado nella metropoli!!! La grande città! Roma! E’ qui che ho cominciato a scoprire un sacco di cose: il funzionamento del semaforo, l’esistenza del cinema, il sapore del cornetto e cappuccino, poi, col tempo, ho conosciuto anche il traffico, le multe, i parcheggiatori abusivi, ma questa è un’altra storia. A 24 anni sono laureato in Scienze Politiche!!! Posso entrare nel mondo del lavoro! Per un mese dopo la laurea portavo solo giacca e cravatta, perché ero laureato! Poi mi hanno spiegato che si può andare in giro anche con jeans e maglietta senza che nessuno dica: -“ma che vergogna, quello è laureato e va in giro così”-, e che la laurea conta come un diploma, ma questo è un altro discorso. Lasciamolo lì. Cosa centra la laurea con il teatro? Dovrebbe essere l’inizio di carriera lavorativa, ma a volte le cose vanno diversamente. La risposta va ricercata nel regalo di laurea fattomi da mia sorella. Un corso di doppiaggio. Una figata. Da lì cambiò qualcosa. Ma andiamo con ordine. Appena laureato, le mie aspettative non sono state tradite. Dopo nemmeno 3 mesi dalla Laurea incredibilmente vengo assunto! Altri tempi! Ora sarebbe come vedere Max Pezzali cantare l’Aida! Fantascienza! L’azienda in questione si occupava di amministrazioni condominiali. Nell’aggressività del condomino, nella faccia rabbiosa dei condomini, io trovavo degli spunti che in me scatenavano una risata. Questo mio modo di vedere il comico nella tragedia successivamente si rivelerà una dote preziosa nella scrittura comica. Una mia collega molto estrosa, memore del mio interesse per il doppiaggio, mi chiede di accompagnarla a un corso di teatro. Io metto subito le cose in chiaro: se le sta bene posso solo accompagnarla. Le stese bene. Le stesse bene. Le stiede bene. Insomma l’ho accompagnata! Al corso in effetti non mi sono iscritto, ma devo dire che mi ha procurato un certo interesse, una certa voglia, o come direbbe un mio amico di Milano di nome Ambrogio, un certo languorino. Il giorno dopo, sotto l’ufficio vedo un manifesto di una scuola di teatro, e ci sono delle attrici che ho già visto in qualche film. Penso: Che figata! Poi c’è scritto: è previsto un colloquio preliminare. E allora vado a farlo, tanto non mi prenderanno di sicuro. Però la consolazione è che conoscerò due attrici famose! Vado e mi fanno accomodare in una saletta per una sorta di colloquio. E’ incredibile – penso- sto parlando con due attrici che fanno i film!!! Il colloquio:

Attrici – Come mai sei qua?

Io – Ho visto un annuncio e allora ho detto “quasi quasi ci provo”.

Attrici – Bene. Hai qualche esperienza teatrale?

Io – No

Attrici – Hai mai visto uno spettacolo teatrale?

Io – No

Attrici – Conosci qualche attore di teatro?

Io – No

Attrici – Che fai nella vita?

Io – L’amministratore di condominio. Preso!

E’ incredibile ero ufficialmente allievo di una scuola di teatro. A distanza di tempo ho rivisto una delle due attrici che, ricordando l’episodio, mi ha detto: -“Tu sei un paradigma per chiunque ha poca fiducia e vuole fare questo mestiere. Nun te’ davo na’ lira! Da che eri amministratore di condominio, mo’ sei diventato n’attore.”- Io ho riso e l’ho ringraziata facendo finta di conoscere il significato della parola paradigma. Mi diplomo a questa scuola di recitazione. Quindi penso: c’ho una laurea e un diploma, farò scintille! Ma non sapevo che nel mondo dello spettacolo a 28 anni sei considerato “vecchio“. Una persona al telefono usò proprio questa parola. Vecchio. Ma io, da buoncalabrese cocciuto e tignoso, non ho mollato. Ho cominciato a fare dei provini. Alcuni sono andati bene, altri meno. Tantissimi lavori non retribuiti. A un certo punto non mi bastava più. Decisi di volerlo fare come mestiere (nel frattempo mi aiutavo con lavoretti come cameriere, call center, spalatore di neve, operatore fiscale). A quel punto rispondevo solo a provini retribuiti. Il vuoto. Zero provini. E allora che si fa? Decido di non mollare perché quando è il cuore che ti dice di non mollare, nonostante lo scetticismo del mondo intorno a te, e le preoccupazioni (giuste) della gente che ti vuole bene, non puoi mollare. Decido di fregarmene anche dei provini e inizio a scrivere! Una strada ancora più difficile. Ma io ho la capa tosta e vado avanti. Scrivo unmonologo e piace, poi ne scrivo altri e piacciono. Poi ho ideato una commediache è andata benissimo! Quindi mi sono paradossalmente ritrovato dall’altra parte! Ero io a selezionare attori e attrici!!!! Io che ci metto 45 minuti per decidere se indossare una maglia blu o una camicia blu, ho dovuto selezionare, tra le tante aspiranti, una sola attrice! A pensarci adesso, ancora rido. Se non avessi avuto la testa dura come il marmo sarebbe stato facilissimo abbandonare tutto e seguire i consigli del mondo intorno a me. Ma grazie al fatto di non aver mollato, mi sono ritrovato a testa alta davanti a Bisio, Littizzetto, Matano e Zilli e sono riuscito a farli ridere. Tutto questo pippone in realtà è per esortare le persone che hanno dei sogni, a non avere paura di seguirli, ad avere coraggio (perchè ci vuole coraggio) e ad ascoltare il proprio cuore trascurando la razionalità del mondo. Ora basta che dopo tutto sto sforzo per rimanere serio, comincio ad avere le convulsioni!

 

 

 

 

 

 

 

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