Monologo liberamente tratto dalla tragedia di “Macbeth” di William Shakespeare

Venerdì 2 dicembre • ore 21

PRENOTAZIONI: 334 1598407 (anche Wsp e SMS)
Si prega di arrivare quindici minuti in anticipo per non perdere la prenotazione

Una produzione di: Opificio 03 e Il Demiurgo
Regia: Lorenzo De Santis
Con: Franco Neppi

• Sinossi

Già a partire dall’anno della sua pubblicazione nel 1623, Macbeth si è prepotentemente imposta come una delle più famose tragedie del panorama shakespeariano, per complessità di trama e profondità emotiva dei personaggi, a dispetto della sua brevità e dell’atmosfera superstiziosa che pare avvolgere l’intera opera, tanto da costringere i più scaramantici ad evitare di pronunciarne il nome stesso.

Lo spettacolo di William Shakespeare, ha al centro la figura del nobile barone Macbeth e ne segue la vicenda, passando dall'ascesa alla caduta, dall'incoronazione alla fine.

Definire Macbeth come una tragedia basata fondamentalmente sulla drammatizzazione dei catastrofici effetti fisici e psicologici generati sulle persone dall’ambizione politica, ossia la ricerca di un potere per interesse personale che altro non porterà che a un gorgo inesorabile di orrori e brutture, è alquanto riduttivo. Basti pensare, ad esempio, alle molto più che sporadiche digressioni di natura filosofica sui concetti di Destino, giustificazione e al tempo stesso ineluttabile sovrano delle sorti degli uomini, e di volontà; all’ambiguità che costantemente si cela tra le parole dei protagonisti; al concetto del sangue che, in quest’opera, riveste il ruolo fondamentale di incancellabile macchia del peccato; al clima sovrannaturale che avvolge l’opera, tra apparizioni demoniache di streghe, mortifere visioni di fantasmi, vere e proprie proiezioni dei desideri, colpe e angosce dell’animo umano, che rendono il contesto, dove agiscono i protagonisti, sempre in costante bilico tra realtà e fantasia.

Questa tragedia di contrasti, così come tratteggiata da Shakespeare, finisce per diventare una riflessione sulla natura umana, sul bene e sul male, sulle azioni e sui pensieri. Una tragedia che pur onirica e ricca di simbolismi, si fa concreta e tangibile, nel raccontare il mondo per ciò che è: terra di conflitto e contrasto tra buio e luce, entrambe necessarie all'equilibrio del tutto.

Visione del testo e progetto di regia:

Perfettamente a conoscenza dell’ormai secolare riproposizione dell’opera completa nei teatri di tutto il mondo, All Hail Macbeth nasce dal desiderio di narrare le vicende trattate mediante le parole di un solo personaggio, Macbeth stesso, cercando di sviscerare, per quanto ancora possibile, aspetti della sua personalità che, ad una visione sommaria della tragedia, potrebbero risultare poco comprensibili o non del tutto approfonditi. Ai versi del testo originale, si aggiungeranno digressioni volte ad ampliare ed analizzare il complesso groviglio emotivo del protagonista, che permetteranno una totale immersione nella mente del re scozzese. Dei grandi protagonisti tragici di Shakespeare, Macbeth è il solo la cui caduta dipende esclusivamente da una propria iniziativa deliberata. Tuttavia, tale personalità per certi versi bruta e irriducibilmente battagliera, poco affine alle effusioni liriche di Otello o alla dialettica introspettiva di Amleto, potrebbe apparire schematica e ancorata ad una vetusta moralità medievale ma, come All Hail Macbeth vuole dimostrare, questo è vero solo se visto distrattamente dall’esterno, dove le azioni del protagonista non possono che apparire mostruose. Egli, infatti, non è solo un’inarrestabile macchina da guerra ma, come tutti i personaggi shakespeariani del resto, una parziale ma vivida rappresentazione delle molteplici facce dell’animo umano, è un uomo abile nel pensiero almeno quanto con la spada. Si può essere più o meno d’accordo con i suoi ragionamenti, ma è difficile non rimanere affascinati dalla profondità delle sue elucubrazioni o dalla complessità densa e contorta delle sue metafore, talvolta non di facile decodificazione nemmeno da parte dei loro primi destinatari. Lo spettacolo, in conclusione, desidera indagare nell’ingarbugliata psicologia del protagonista dell’opera, analizzando i pensieri che lo spingono a compiere le sue azioni molto spesso irreparabili e di conseguenza catartiche, e rivelando anche aspetti molto più confidenziali e intimi di un uomo che, prima di essere un ambizioso sovrano, è senza ombra di dubbio un semplice soldato tormentato dal fardello di una vita trascorsa di battaglia in battaglia.

Ingresso € 12
Tessera nuovi soci €3

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Via Amilcare Cucchini, 38
Roma (Zona Monteverde - Portuense/Forlanini)
Tel. 334.1598407

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