L’Ultimo Minatore

HS, Primo piano, Spettacoli e Rassegne

Spettacolo selezionato per la Rassegna Artemia OFF

Sabato 29 febbraio • ore 21
Domenica 1 marzo • ore 18

PRENOTAZIONI: 334 1598407 (anche SMS)
Si prega di arrivare quindici minuti in anticipo

Di Antonio Mocciola
Con Alessandro Berlino
Regia di Marco Prato

Nel 2018, nell'indifferenza generale dei media, ha chiuso l'ultima miniera di carbone in Italia. Si trovava nel Sulcis, località sarda arricchitasi con le attività estrattive, tanto da fondare dal nulla una città (Carbonia) e poi precipitata in una crisi spaventosa, diventando in breve tempo la regione più povera d'Europa. Gavino è un minatore che ha perso il lavoro, e che ci racconta in brevi flash le condizioni di vita disumane in cui lavorava insieme ai suoi colleghi, fino allo sgomento di un futuro tutto da decifrare.

LO SPETTACOLO

Gavino veste
solo di cellophane che lo avvolge completamente, quasi lo soffoca: il corpo
minuto è sporco di carbone, suda molto, comunica disagio.

La miniera è
torrida, non a caso i primi minatori lavoravano nudi, i vestiti si sarebbero
bruciati addosso. Venivano calati, tutti stipati, con un ascensore, nelle
viscere della terra.

Una voce
metallica comunica i piani di volta in volta, scansionando lo spettacolo:
"Meno uno" - "Meno due" - "Meno tre".... come in
un ascensore di in un grand hotel, o in metropolitana.

Ad ogni piano
Gavino racconta di come è nato, fin da piccolissimo, il suo lavoro, mentre alle
sue spalle, più la descrizione si fa cruda e cruenta, scorrono le immagini
della Sardegna dell'Agha Khan, la Costa Smeralda, i paradisi per ricchi,
l'Isola del Nord, in violento contrasto con il racconto. Quasi uno sberleffo
alle parole di Gavino.

Poi, arrivato
alla base, al centro della terra, comincia la risalita, e ad ogni piano Gavino
comincia a descrivere la crisi della miniera, lo sgomento della probabile fine.
Pian piano si strappa il cellophane di dosso, finalmente respira... E,
ritornato alla superficie, improvvisa alle sue spalle appare l'immagine della
miniera abbandonata, uno scheletro già pronto per l'archeologia industriale. Il
deserto. Un colpo al cuore.

Sudato,
stremato, nudo e sporco di carbone, Gavino si ritrova solo, perso in un mondo
che, mentre era sottoterra, è completamente cambiato. E' l'Italia dei selfie e
degli I-phone, che rifiuta i lavori attendendo il reddito di cittadinanza, che
lascia morire immezzo al mare i (più) poveri, che annega in una stupidera
biliosa e rancorosa.

Carbonia ora è una cattedrale nel deserto, la furia della natura si riprende le cose degli uomini, mentre il vento s'infila tra le ferraglie degli altoforni, spargendo polvere di carbone negli occhi umidi di coloro che restano.

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Roma (zona Monteverde - Portuense/Forlanini)

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