Madre Monnezza – Rassegna “Artemia OFF”

HS, Primo piano, Spettacoli e Rassegne

Spettacolo selezionato per la Rassegna Teatrale ARTEMIA OFF

Venerdì 24 febbraio • ore 21
Sabato 25 febbraio • ore 21

Domenica 26 febbraio • ore 18

PRENOTAZIONI: 334 1598407 (anche Wsp e SMS)
Si prega di arrivare quindici minuti in anticipo per non perdere la prenotazione

Testo e Regia: DANILO CAIANO
Con GISELLA CESARI
Una produzione di: SINNOMBRE TEATRO & CENTRO CULTURALE ARTEMIA

• Sinossi
Maria è anziana, vive sola in un appartamento completamente invaso dalla spazzatura, da cartacce, confezioni di plastica, ombrelli, sedie, bottiglie d’acqua, buste della spesa, bacinelle piene di panni. Maria è minuta, claudicante, sempre con le mani gonfie per colpa di un principio di Artrite. L'unica cosa che le tiene compagnia è Mollichino, un topo albino che le è entrato in casa, attirato dalla spazzatura, che lei ormai ha “adottato”. Le giornate di Maria scorrono tutte uguali, tra ricordi, album di foto sfogliati col magone e qualche biscottino offerto al piccolo Mollichino che ringrazia sempre con uno squittio. La sua alienante routine viene interrotta dalla telefonata del figlio che le dà una grande notizia: Maria diventerà nonna di una bimba che chiameranno Aurora. Ma quella che dovrebbe essere una lieta notizia, per Maria, è il ritorno di un incubo che ha cercato di seppellire, anno dopo anno, bruciando una foto alla volta.

NOTE DI REGIA: “Madre Monnezza” è un testo che parla di vecchiaia, solitudine, abbandono, ma non solo. Tratta del delicato ruolo della donna che, soprattutto negli anni passati, non era mai di sua proprietà, ma sempre assoggettata al padre, al marito o ai fratelli. Maria incarna proprio tutti questi stereotipi eteropatriarcali, compreso quello della religione, oppio dei popoli e unica vera consolazione per chi, come lei, si avvicina alla morte. La presenza di Mollicchino, permette a Maria di parlare, a ruota libera, senza essere mai interrotta o contraddetta mai…o meglio quasi mai. Mollicchino, però, non si vedrà mai in scena, poiché da buon topo, si nasconde, ma udiamo i suoi squittii di tanto in tanto. La scena, ovviamente, è invasa da spazzatura di tutti i tipi, perché Maria, non butta più niente, come se volesse conservare, insieme alle cose, ogni ricordo, ogni sensazione, ogni attimo di questa vita che le sta sfuggendo di mano. Gli unici oggetti, di cui si disfa, sono le fotografie. Le brucia, una ad una. Le ricordano di suo figlio Davide, di quando era depresso e per cercare di tirarlo su, lei e suo marito, gli avevano regalato una Polaroid. Ma è un ricordo tutt’altro che felice, perché, per caso Maria troverà alcune foto scattate da suo figlio… ma il soggetto è orribile. Maria decide di bruciare le foto e di non farne parola con nessuno. E così seppellisce questo segreto nel suo cuore, fino a quando una telefonata, proprio di suo figlio, scoperchierà il vaso di pandora.
Maria si trova reclusa, in casa, non esce e non vuole uscire, prigioniera dei suoi stessi oggetti. L’unico contatto con il mondo esterno è proprio il telefono e la chiamata che suo figlio le fa tutti i giorni, alla stessa ora.
Un flusso di coscienza, insomma, che si alterna a momenti di ricordo realizzati con musiche e frasi di movimento espressivo.

Ingresso € 12
Tessera nuovi soci €3

CENTRO CULTURALE ARTEMIA
Via Amilcare Cucchini, 38
Roma (Zona Monteverde - Portuense/Forlanini)
Tel. 334.1598407

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